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December 11 Cannavaro, il pallone d'oro alla slealtà
Per chi crede che un campione si distingue non solo per quello che fa sul campo, ma anche per la correttezza che dimostra nella sua professione, la vittoria di Cannavaro è la tomba sulla credibilità del riconoscimento di France Fottball. Non si tratta solo di gambe spaccate senza neanche chiedere scusa (Mudingay e Behrami ne sanno qualcosa): quello fa parte del gioco, che, come ben si sa, non è per signorine. Anche se ci sarebbe da dire qualcosa su uno che è un po' troppo irruento sul campo e che nessun arbitro, di fronte alle casacche che indossava, ha mai punito a dovere.
Qui però si sta parlando di un giocatore adulato e adorato, considerato un mito da migliaia di ragazzi, che si fa filmare mentre si fa una flebo in un albergo di Mosca e ci scherza pure su. Si sarebbe anche disposti a dire: una flebo di acqua e zucchero non ha mai fato male a nessuno, superando la naturale repulsione per la naturalezza con cui si affrontano certe pratiche invasive (che peraltro molti dei colleghi di Cannavaro rifiutano o hanno rifiutato proprio per paura dell'ago, all'atto del controllo antidoping). Si sta parlando di un giocatore che su certe pratiche ci scherza e anche pesantemente, prendendo in giro chi ammonisce i calciatori sui rischi che corrono sottoponendo il loro corpo all'inserimento di sostanze estranee.
E già questo basterebbe perché in un Paese normale Cannavaro non sia neanche considerato "un campione". Poi l'Italia sta zitta, ed è normale che anche l'Europa, meno attenta e consapevole di certe cose, faccia altrettanto. Né si può immaginare che l'esperto polacco tenga conto del capitano coraggioso che scappa mentre la nave affonda: Cannavaro l'ha fatto a Parma e, più recentemente e clamorosamente, a Torino, raggiungendo il suo mentore al Real Madrid. Ma anche questo è professionismo, e dicono che sia normale. Quello che il giornalista moldavo non sa è la storia del passaggio di Cannavaro dall'Inter alla Juve. Una settimana prima della conclusione del mercato, il 23 agosto 2004, Moggi contatta Cannavaro (e non lo potrebbe fare, visto che è sotto contratto con Moratti), Cannavaro risponde e l'ex dg juventino gli espone l'idea che hanno avuto lui e il procuratore Paco Casal: "Fai chiamà Ghelfi, o il brindellone alto, il presidente, gli dici che vuoi andare via. Chiama Ghelfi e Ghelfi lo farà". Insomma, Cannavaro spinge con la dirigenza interista per andare via, alla Juve, perché all'Inter non gioca e l'allenatore non conta su di me. Detto, fatto: l'Inter viene costretta a vendere il giocatore alla pari con Carini, portiere uruguaiano di cui si sono perse le tracce. Cannavaro, giocatore che si inventa di sana pianta un sistema per andare alla Juve e che mente a chi lautamente lo stipendia. Bell'esempio di sportività. |
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