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Quando il sole si alza iniziano i problemi!!!Antonio Valerio
June 07 Lettera di Marco Travaglio a MontezemoloPOSTA PRIORITARIA 19 / 04 / 2007 Gentile Luca Cordero di Montezemolo, il presidente di Federmeccanica, che fa parte della Confindustria, dice che l’aumento di 100 euro all’anno chiesto dagli operai è “una proposta ridicola” perché ci metterebbe “fuori dal mercato”. E lei ha dichiarato che la ripresa economica dell’Italia è “esclusivamente merito delle imprese”. Eppure lei stesso ripete sempre che un’impresa non è fatta solo dagli imprenditori e dai manager, ma anche dai lavoratori. Dunque tutti dovrebbero essere premiati per il loro lavoro. Invece i manager in Italia guadagnano molto di più dei loro colleghi del resto d’Europa, mentre i lavoratori molto di meno. In Italia un operaio guadagna in media, al lordo, 21 mila euro, contro i 29 mila della Francia, i 32 della Svezia, i 35 del Belgio, i 37 dell’Olanda, i 39,7 della Gran Bretagna, i 41 della Germania, i 42 della Danimarca. Qualche anno fa, un tale disse: “se i nostri operai guadagnano poco, le macchine che gli facciamo costruire chi se le compra?” Tra il 2000 e il 2005, secondo l’Eurispes, in Europa gli stipendi sono aumentati del 20%, in Italia del 13,7. Da noi gli stipendi dei lavoratori aumentano ogni anno del 2,7%, mentre quelli dei manager del 17%, otto volte l’inflazione. Le stipendio medio dei primi cento top manager italiani è di 3,4 milioni all’anno, 7 miliardi di lire: guadagnano 160 volte lo stipendio di un operaio, prendono in due giorni quello che un operaio prende in un anno. In ogni caso la Fiat, con le sue mani e con la cassa integrazione, s’è rimessa in sesto grazie a un manager come Marchionne. Che dunque si merita tutti i 7 milioni di euro che guadagna all’anno, poco meno di quelli che guadagna lei. Ma, se il mercato ha un senso, chi ottiene risultati dovrebbe guadagnare molto e chi va male dovrebbe guadagnare poco, o farsi da parte. Mi sa spiegare allora perché, visto come va la Telecom, il manager più pagato d’Italia è proprio Carlo Buora della Telecom, con 18.860 milioni di euro nel 2006 tra stipendio e liquidazione Pirelli? E perché Tronchetti Provera guadagna come Marchionne che ha risanato la Fiat? Poi c’è Cimoli, che ha così ben ridotto l’Alitalia: guadagna 12 mila euro al giorno, quello che un operaio guadagna in un anno. Il presidente di Air France guadagna un terzo: ma la compagnia francese è in attivo, mentre la nostra perde un milione al giorno. Dopo 2 anni e mezzo disastrosi, col buco Alitalia salito a 380 milioni, Cimoli per andarsene ha pure preso 5 milioni di liquidazione. Alberto Lina è l’amministratore delegato dell’Impregilo, capo-gruppo della ditta che smaltisce così bene i rifiuti in Campania: guadagna addirittura più di lei, 7,3 milioni. Anche lui prende in un giorno quanto un suo operaio guadagna in un anno. Dov’è il mercato? Dov’è la meritocrazia? La prima regola del mercato è che tutti rischiano qualcosa, e chi sbaglia paga. Voi top manager, invece, non rischiate mai nulla. Se avete successo, vi aumentate lo stipendio. Se fallite, ve lo aumentate lo stesso. Se vi cacciano, ci guadagnate una fortuna con le superliquidazioni. Poi passate a far danni da un’altra parte. E se non garantite la sicurezza o la salute dei vostri dipendenti, loro pagano con la vita, per voi c’è l’indulto. Con la certezza di morire di morte naturale, nel vostro letto. Gli operai invece muoiono al lavoro come le mosche, al ritmo di quattro al giorno. Andare a lavorare, in Italia, è più pericoloso che andare in guerra. Ogni anno muoiono 1250 lavoratori italiani, la metà delle vittime delle Torri gemelle, meno dei morti di tutto il mondo per attentati terroristici. E un milione restano feriti. Ora lei, dottor Montezemolo, è preoccupato che il tesoretto si disperda in mille rivoli. Giusto. Ma perché non parlate mai del tesorone dell’evasione fiscale, 200 miliardi l’anno? E del tesorone del lavoro nero e sommerso, il 27% del pil, cioè 400 miliardi? E del tesorone delle mafie, 1000 miliardi di euro? La legge sul falso in bilancio varata dal governo Berlusconi e finora confermata, in barba alle promesse elettorali, dal governo Prodi, consente a ogni impresa di occultare dai bilanci fino al 5% dell’utile prima delle imposte, al 10% delle valutazioni e all’1% del patrimonio netto. Centinaia di milioni di nero legalizzato per ogni grande gruppo. Una sorta di modica quantità di falso in bilancio consentita, come per la droga, per uso personale. Non vi vergognate di una situazione del genere, che vi rende tutti sospettabili? Il “mercato” è anche 25 anni di galera per chi trucca i bilanci, come in America: o no? Perché allora non avete detto una parola contro la depenalizzazione del falso in bilancio? Perché Confindustria non fa una grande battaglia per importare in Italia la legge americana sui reati finanziari? Vedrà che, recuperando un po’ di evasione, si potranno garantire case, asili e pensioni al popolo dei 1000 euro al mese, che con un giusto aumento di stipendio potrebbero fare un bel passettino in avanti. Perchè, come diceva quel tale, “se gli operai guadagnano poco, le macchine che costruiscono chi se le compra?”. A proposito: lo sa chi era quel tale? Non era Marx, e nemmeno il subcomandante Marcos. Era l’avvocato Agnelli. In attesa di un cortese riscontro, porgo distinti saluti Marco Travaglio February 28 auto ad ariaSe ci mettiamo tutti a farla girare ci vorra' poco a fargli un bel casino...
February 18 Condannati in parlamento.I 25 CONDANNATI DEFINITIVI IN PARLAMENTO (Aggiornato a Giugno 2006)
January 10 Berlusconi e la Mafia
Borsellino parla di Berlusconi e Vittorio Mangano
Questa è una piccola parte dell'intervista rilasciata nella sua casa di Palermo dal giudice Paolo Borsellino il 21/5/1992 (due giorni prima della strage di Capaci in cui morì Giovanni Falcone) a Fabrizio Calvì e Jean Pierre Moscardò, due giornalisti francesi che stavano realizzando un documentario sugli affari della mafia in Europa. Parti di questa intervista sono state proposte in tv il 16 marzo 2001 dalla trasmissione "Il Raggio Verde" di Michele Santoro e da "Terra" settimanale di approfondimento del tg5 il 24 marzo 2001. Ne riporto domande e risposte, escludendo le parti riguardanti i possibili rapporti illeciti fra Vittorio Mangano, Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi, perché in merito il giudice Borsellino parlava non con diretta conoscenza dei fatti e delle indagini allora in corso alla Procura di Palermo. Vittorio Mangano (profilo tratto da "Terra" del tg5), fatto assumere da Marcello Dell'Utri come fattore ("stalliere") nella villa di Silvio Berlusconi di Arcore (Milano) ed imprenditore già famoso in Francia per l'avventura dell'emittente televisiva "La Cinq". E' morto il 23/7/2000, gli erano stati concessi gli arresti domiciliari a causa delle sue precarie condizioni di salute, aveva 58 anni. Borsellino: Vittorio Mangano l'ho conosciuto anche in un periodo antecedente al maxi-processo e precisamente negli anni fra il 1975 e il 1980, ricordo di aver istruito un procedimento che riguardava delle estorsioni fatte a carico di talune cliniche private palermitane. Giornalista: "Uomo d'onore" di che famiglia? Borsellino: Uomo d'onore della famiglia di Pippo Calò, cioè del....di quel personaggio capo della famiglia di Porta Nuova, famiglia alla quale originariamente faceva parte lo stesso Buscetta. Si accertò che Vittorio Mangano, ma questo già risultava dal procedimento precedente che avevo istruito io e risultava altresì dal....da un procedimento cosiddetto procedimento Spatola, che Falcone aveva istruito negli anni immediatamente precedenti al maxi-processo, che Vittorio Mangano risiedeva abitualmente a Milano, città da dove, come risultò da numerose intercettazioni telefoniche, costituiva un terminale del traffico di droga che....dei traffici di droga che conducevano le famiglie palermitane. Giornalista: E questo Mangano Vittorio faceva traffico di droga a Milano? Borsellino: Il Mangano di droga....eh....Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le emergenze probatorie più importanti, risulta l'interlocutore di una telefonata intercorsa fra Milano e Palermo, nel corso della quale lui, conversando con altro personaggio delle famiglie mafiose palermitane, preannuncia o tratta l'arrivo di una partita di eroina chiamata alternativamente secondo il linguaggio convenzionale che si usa nelle intercettazioni telefoniche come "magliette" o "cavalli". Giornalista: Comunque lei in quanto esperto, lei può dire che quando Mangano parla di "cavalli" al telefono vuol dire droga? Borsellino: Sì, tra l'altro questa tesi dei "cavalli" che vogliono dire droga, è una tesi che fu asseverata alla nostra ordinanza istruttoria e che poi fu accolta al dibattimento, tant'è che Mangano fu condannato al dibattimento del maxi-processo per traffico di droga. Giornalista: Dell'Utri non c'entra in questa storia? Borsellino: Dell'Utri non è stato imputato del maxi-processo per quanto io ne ricordi, so che esistono indagini che lo riguardano e che riguardano insieme Mangano. Giornalista: A Palermo? Borsellino: Si, credo che ci sia un'indagine che attualmente è a Palermo con il vecchio rito processuale nelle mani del giudice istruttore, ma non ne conosco i particolari. Giornalista: Marcello Dell'Utri o Alberto Dell'Utri? Borsellino: Non ne conosco i particolari, (consulta delle carte, che aveva dinanzi sulla scrivania) potrei consultare avendo preso qualche appunto, cioè si parla di....Dell'Utri Marcello e Alberto, entrambi. Giornalista: I fratelli? Borsellino: Sì. Giornalista: Quelli della Publitalia? Borsellino: Sì. Giornalista Mangano era un "pesce pilota"? Borsellino: Sì, guardi....le posso dire che era uno di quei personaggi che ecco....erano i ponti, le teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord-Italia. Giornalista: Si è detto che ha lavorato per Berlusconi ? Borsellino: (lungo sospiro) Non le saprei dire in proposito o...anche se....dico....debbo far presente che....come magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono certo, poiché ci sono....so che ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in proposito, per le quali....non conosco addirittura quali degli atti siano ormai conosciuti, ostensibili e quali debbono rimanere segreti. Questa vicenda che riguarderebbe suoi rapporti con Berlusconi, è una vicenda che la ricordi o non la ricordi, comunque è una vicenda che non mi appartiene, non sono io il magistrato che se ne occupa quindi non mi sento autorizzato a dirle nulla. Giornalista: C'è un'inchiesta ancora aperta? Borsellino: So che c'è un'inchiesta ancora aperta. Giornalista: Su Mangano e Berlusconi a Palermo? Borsellino: Sì. No allo scippo del TFRNO ALLA SCIPPO DEL TFR
Dal 1 gennaio al 30 giugno 2007 dovrai decidere su cosa fare con il TFR che maturerai a partire dal 1 luglio 2007 . • Potrai conferire il tuo TFR ad un fondo per la pensione integrativa di origine contrattuale , per i dipendenti del Gruppo Ferrovie dello Stato è il “Fondo Eurofer”.
• Potrai non decidere (silenzio assenso), in questo caso il tuo TFR verrà trasferito al fondo per la pensione integrativa di origine contrattuale (Eurofer) senza però aver diritto al contributo aziendale del 1% calcolato su parte della retribuzione annua.
• Potrai decidere richiedendo per scritto dal 1 gennaio al 30 giugno 2007 che il TFR resti in azienda. La novità è che le aziende con più di 50 dipendenti dovranno versare il TFR che maturerà ad un fondo nazionale previsto dalla “ Legge Finanziaria 2007 “.
Per i lavoratori nulla cambia. Ricorda : • il TFR è salario differito e viene accantonato nella misura di una mensilità all’ anno; • dovrai decidere su cosa fare con il TFR che maturerai a partire dal 1 luglio 2007 anche se hai già aderito a un fondo per la pensione integrativa di origine contrattuale (Eurofer). In questo caso una parte del tuo TFR (25% lavoratori con 18 anni di servizio al 31/12/1995, 33% lavoratori con meno di 18 anni di servizio al 31/12/1995, 100% lavoratori assunti dopo il 28/04/1993 ) viene già versato al fondo per la pensione integrativa di origine contrattuale (Eurofer) il che vuol dire :
tu deciderai solo per la parte mancante a raggiungere il 100% del TFR che andrai a maturare dal 1 luglio 2007. • Il TFR lasciato in azienda si rivaluta ogni anno dell’1,5% fisso più il 75% dell’aumento annuo del costo della vita rilevato dall’ISTAT come previsto dall’art.2120 del Codice Civile .
La tassazione prevista per il TFR lasciato in azienda è del 23%. Le anticipazioni percepite per acquisto e ristrutturazione della prima casa e per altre esigenze del lavoratore saranno anch’esse tassate nella misura fissa del 23%. • Nel caso il TFR sia versato nei fondi per la pensione integrativa, la remunerazione dipende dall’esito dell’investimento nei mercati finanziari con il rischio che grava sui partecipanti. Non vi è nessuna certezza circa il livello di rendimento conseguibile,oltre al dover pagare le commissioni , i caricamenti e gli oneri vari, che il lavoratore stesso è tenuto a versare indipendentemente dal risultato conseguito, anche in caso di forte perdita e che vanno ad intaccare parte del TFR investito. La tassazione prevista per la parte imponibile delle prestazioni pensionistiche in qualsiasi forma erogata sarà tassata nella misura massima del 15%.
Conferire ad un fondo per la pensione integrativa il TFR significa: • rinunciarvi fino al compimento dell’età che dà diritto alla pensione di vecchiaia (il tuo TFR ti verrà restituito in rate mensili al compimento dell’età che dà diritto alla pensione di vecchiaia); • dal momento del conferimento del TFR ad un fondo per la pensione integrativa non ne puoi più disporre: ne perdi la titolarità. • se il fondo per la pensione integrativa va in crisi o fallisce puoi perdere tutto il versato o recuperarne, una parte (per i fondi di natura contrattuale collettiva sono previste clausole di garanzia).
Il TFR è un bottino enorme e per questo tanto bramato sia dagli “INVESTITORI ISTUZIONALI” (banche, assicurazioni , sim) che ai SINDACATI CONCERTATIVI: annualmente ammonta a più di 15 miliardi di euro . Vogliono un mese ogni anno del tuo salario per giocarlo nei mercati finanziari di tutto il mondo. PIU’ CHE PENSIONE INTEGRATIVA APPARE CORRETTO PARLARE DI INVESTIMENTI FINANZIARI EFFETTUATI CON L’ILLUSIONE DI RIMPOLPARE UN PO’ UNA PENSIONE PUBBLICA DA FAME ! Non farti ingannare perché l’unica soluzione capace di garantirti una pensione certa e dignitosa non può che essere una pensione pubblica fondata sul sistema retributivo, lotta con noi per realizzarla ! Roma , 25 dicembre 2006
Attività Ferroviarie - Roma |
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